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Essere transessuali [#BeProud]

Salve a tutti,
siamo entrati ufficialmente nel mese del Pride, mese dedicato alle lotte per la parità e per i diritti delle persone appartenenti alla comunità LGBT, ovvero Lesbiche, Gay, Bisessuali e Transessuali (anche se, ad oggi, c’è chi preferisce aggiungere anche QIA+ alla sigla, così da includere Queer, Intersessuali, Asessuali e, più in generale, chiunque non si identifichi in una persona eterosessuale e cisgender).

Nonostante io non sia una delle persone più ferrate al mondo su questi argomenti, ho sentito fosse il caso di approfittare del mio piccolo spazio per poter dar voce a chi, appartenendo a queste categorie, vive e ha subito la discriminazione sulla propria pelle.

Apro questa serie di interviste trattando del mondo Trans (che è quello di cui, almeno personalmente, ho sempre sentito parlare di meno), ma prima di iniziare con l’effettiva intervista, volevo rispolverare alcune definizioni:

TRANSGENDER: ogni persona la cui identità di genere (ovvero come si sente, come si percepisce) non corrisponde al sesso biologico con il quale è venuta al mondo.

TRANSESSUALE: persona transgender che attua una transizione, affinché il proprio corpo si adatti all’identità di genere in cui si riconosce.

INCONGRUENZA DI GENERE: il malessere percepito da un individuo che non si riconosce nel proprio sesso fenotipico o nel genere assegnatogli alla nascita. È indipendente dall’orientamento sessuale e non va confuso con esso: infatti le donne e gli uomini transessuali possono avere qualsiasi orientamento sessuale e sentimentale, ad esempio possono essere eterosessuali, omosessuali, bisessuali o asessuali.*

*[Definizione presa da Wikipedia, che tuttavia usa ancora il termine disforia, ad oggi aggiornato, appunto, con incongruenza]

Detto questo, lascio che il mio ospite virtuale di oggi si presenti.

Ciao!
Sono Andrea, Rigel per mi conosce sui social, e sono un uomo trans italiano.
Mi interesso di attivismo per i diritti di persone LGBT, quando capita di femminismo ed ecologismo. Nel tempo libero anche di arte, Animal Crossing e pappagalli. Non credo ci sia altro di interessante da dire onestamente, felice di conoscervi!

Instagram: @rigelsart
Twitter: @itsrigel

Quando hai capito di non essere una femmina? E’ stata una presa di coscienza graduale o c’è stato un episodio particolare che ti ha fatto capire di non identificarti nel corpo in cui sei nato?

È stata una presa di coscienza piuttosto improvvisa. Mi sono sempre sentito strano, sbagliato, differente dalle altre persone con cui avevo a che fare. Nel primo ricordo che ho riguardante la disforia non avevo più di dieci anni; alle elementari già mi facevo chiamare Andrea e lo scrivevo sui quaderni di scuola. Però non ho mai dato un nome a quel disagio finché non ho conosciuto un ragazzo trans a 15 anni – da lì ho cominciato ad informarmi, ho scoperto cosa fosse la disforia e ho realizzato di essere trans.

Hai fatto coming out? Come sono state/sono le reazioni di chi ti circonda quando gli spieghi la tua situazione?

Ho fatto coming out per la prima volta con la mia ragazza. Stavamo insieme da due o tre mesi più o meno, e all’inizio le avevo semplicemente chiesto di provare a chiamarmi al maschile quando eravamo soli, come una prova insomma. Quando mi sono sentito più sicuro, poi, ho cominciato a fare coming out con le altre persone.

Con la mia famiglia più stretta ho fatto coming out pochi mesi dopo aver capito di essere trans, verso gennaio 2016, se non sbaglio. Con loro non è andata affatto bene – addirittura, quando chiesi di andare da uno psicologo trovarono una tizia che di queste cose non sapeva nulla e le dissero che ero “confuso sulla mia sessualità”. Mia sorella, invece, la prese piuttosto bene, ma ancora oggi fa finta di nulla e continua a chiamarmi al femminile. L’unica della famiglia che l’ha presa bene è stata una mia cugina, con la quale ho fatto coming out questo gennaio.

Con amici e conoscenti è stata una cosa più graduale e lenta – mi sono capitate brutte esperienze agli inizi, ma in generale adesso sono circondato da persone che mi supportano in tutto e per tutto.

Quale è stato il momento più nero del tuo percorso di crescita e quale, invece, il momento che ti ha dato più forza?

Sicuramente il periodo peggiore sono stati i due anni tra il coming out con la famiglia e il momento in cui sono andato via di casa. Non ricordo di essere mai stato felice con me stesso in quel periodo. Non avevo un binder [1], non potevo crearmi un packer [2], dovevo sentirmi chiamare al femminile ogni singolo giorno. Non è stata affatto facile sopportare l’idea di non avere qualcuno che mi supportasse e soprattutto era difficile vedere la mia famiglia ignorare completamente il “problema”, praticamente come se non avessi mai fatto coming out.

Quello che mi ha dato più forza è stato probabilmente ricevere la relazione dal centro in cui sono in cura, il 4 maggio scorso, che mi ha dato l’autorizzazione a cominciare la terapia ormonale e a richiedere la carriera alias [3] in Università. Quando sono uscito dall’ospedale credo di aver passato una decina di minuti a piangere in auto. È stata una sorta di liberazione.

[1] binder: top utilizzato per nascondere il seno.
[2] packer: protesi fallica utilizzata per diminuire il senso di disforia.
[3] carriera alias: profilo burocratico alternativo e temporaneo, che sostituisce il nome anagrafico con quello adottato, almeno fino all’ufficiale rettifica anagrafica. Comprende un badge e un indirizzo email con il nome adottato. È valido esclusivamente all’interno dell’ateneo e non estendibile a documenti ufficiali, come l’attestato di laurea, l’iscrizioni a tirocini, l’accesso a programmi erasmus ecc. [definizione presa da Universitrans]

*ma è comunque necessario aver iniziato la terapia ormonale da almeno 6 mesi.


Qual è la cosa che più odi sentire dire riguardo al mondo trans e/o direttamente alla tua persona?

Sceglierne una è parecchio difficile. Ci sono veramente moltissime cose sbagliate che le persone esterne alla comunità dicono di noi, che siamo confusi, malati, che transizioniamo per colpa della misoginia (FtM [4]) o per una fantomatico piacere sessuale nel vedersi come donne (MtF [5]), che siamo maniaci, omofobi. Ci sono veramente tante cose che odio sentire.

[4] FtM (abbreviazione per Female to Male): persona che transita da un corpo femminile a uno maschile.
[5] MtF (abbreviazione per Male to Female): viceversa, persona che transita da corpo maschile a femminile.

Percorso di transizione: paure, rischi, benefici e quanto è attuabile/accessibile in Italia?

Di paure ce ne sono tante, soprattutto agli inizi. Avrò i risultati che spero? Passerò bene o la cura farà poco effetto? Riuscirò a trovare lavoro dopo? La mia famiglia mi accetterà? Possono sembrare piccolezze, ma, almeno per quanto mi riguarda, sono stati scogli difficili da superare.

Di rischi non credo ce ne siano molti. Prima di cominciare la terapia ormonale sostitutiva [TOS], siamo obbligati a fare una certa lista di esami medici che servono proprio a prevedere qualsiasi effetto collaterale che questa potrebbe avere. L’unico vero rischio, almeno per noi FtM, è il rischio di bolle depressive nei primi mesi di TOS, che dobbiamo tenere sotto controllo per un anno con i nostri psicologi.  Tra i benefici ci sono, ovviamente, i cambiamenti dei caratteri sessuali secondari, della posizione del grasso nel nostro corpo e ovviamente i miglioramenti a lungo termine nella nostra salute mentale.

In Italia credo funzioni abbastanza bene il percorso di transizione, in realtà. O, per lo meno, lo è finché non si arriva alla terapia ormonale sostitutiva. Ormai sono anni che c’è una carenza di farmaci alcuni sono aumentati di prezzo del 300%, altri sono scomparsi dalla circolazione – e, tra le altre cose, non sono considerati farmaci essenziali per la nostra salute e i prezzi sono veramente alti. Una critica che smuovo sempre all’Italia è il costo della transizione, che dovrebbe essere gratuita, dall’inizio alla fine, perché transizionare non è assolutamente una scelta libera: che scelta è se l’altra opzione è soffrire per tutta la vita?

Essere trans in Italia VS essere trans nel mondo: quanto avanti/indietro siamo rispetto agli altri paesi? Quali sono gli scogli che una persona trans si trova a dover affrontare nel nostro paese?

Non penso sia facile vivere apertamente come persona trans in Italia. C’è tantissima transfobia diffusa, tante microaggressioni che siamo costretti a vivere quotidianamente. Qui non c’è una legge contro l’omo-bi-transfobia e la gente si sente in diritto di poterci trattare come meglio crede. Non c’è la benché minima informazione se non sui social, non se ne parla nelle scuola e siamo stigmatizzati. Molto spesso non riusciamo a trovare lavoro – soprattutto le donne trans, che può capitare che per vivere siano costrette a prostituirsi. Per quanto riguarda i “safe places” non credo che l’Italia stia messa peggio rispetto ad altri stati, ma sicuramente la società ha ancora moltissimo da migliorare.

Ho cercato “trans sito” su Google nella speranza di trovare un sito che racchiudesse dati utili da portare per questo articolo. La prima pagina dei risultati mostra questi siti e penso sia abbastanza indicativa della concezione media dei trans in Italia.

Che consigli daresti a chi si ritrova ad aver a che fare con l’incongruenza di genere (o, se preferisci, un consiglio che daresti al te stesso del passato)?

Di imparare ad accettare il proprio corpo. È un consiglio difficile da seguire e me ne rendo conto, ma è l’unico modo per sopportare la disforia. Nel momento in cui ho realizzato che questo corpo, pur non rispecchiando chi sono realmente, è il mio corpo è stato un percorso tutto in discesa. Certo, la disforia c’è e ci sarà sempre, ma è come diventata più leggera, meno aggressiva. Un giorno i nostri corpi cambieranno in modi più o meno importanti, e fino a quel momento sarà il corpo che abbiamo adesso ad accompagnarci.

Titoli di film/libri a tema o opere con personaggi trans che, secondo te, possono aiutare a capire le problematiche e il punto di vista di una persona transgender/transessuale.

Non credo ce ne siano molti, in realtà. Di libri ancora non ho avuto la possibilità di leggerne alcuno che avesse un personaggio trans al suo interno – per questo uno dei miei obiettivi come aspirante scrittore è iniziare ad inserire personaggi LGBT nelle storie (siamo sempre esistiti, è giusto rappresentarci!). Negli anime non mi è mai capitato di trovare una buona rappresentazione delle persone trans, ma ci sono vari film abbastanza belli. Mi vengono in mente “Three Generations” e “Boys don’t cry”. C’è un personaggio trans nella serie Netflix di Sabrina, ma, in tutta onestà, non ho apprezzato come l’hanno scritto.

In generale, purtroppo, i temi non sono trattati bene o gli attori che ci interpretano non sono trans. Ho una lista di film con personaggi trans interpretati da persone trans, ma ancora non ho avuto occasione di vederne qualcuno purtroppo.

Cosa ti aspetti da un alleato (dai piccoli gesti alle grandi azioni)?

Mi aspetto che non stia in silenzio davanti alle ingiustizie, che faccia un passo avanti per proteggerci quando deve e che non neghi la condizione di privilegio che ha rispetto a noi e la usi per aiutarci e amplificare le nostre voci, non per parlarci sopra e zittirci quando non è d’accordo con noi. Mi è capitato spesso su Twitter di venire zittito da varie persone perché per loro avevo torto su argomenti che riguardavano noi persone trans, e ci tengo a mettere bene in chiaro che le persone cis non hanno diritto di scegliere per noi cosa sia giusto o sbagliato. Per essere un alleato, deve accettare che l’opinione di una persona trans, che sia d’accordo o meno, è sempre più pertinente della sua.

Take Home Message o qualcosa su cui vorresti puntare l’attenzione.

Tengo veramente molto a portare l’attenzione sui problemi che le persone trans stanno vivendo in questo momento in Ungheria, dove è diventato da poco illegale cambiare nome e sesso sui documenti. È una violazione dei nostri diritti, una viscida azione che serve per eliminarci e privarci della nostra dignità. Ci sono vari articoli in giro che spiegano nel dettaglio cosa sia successo, petizioni da firmare e associazioni a cui donare (tra le quali cito l’Hattér Society, l’associazione ungherese che al momento si sta occupando di questo problema). È un problema molto più grande di quanto possa sembrare, che pone la vita stessa delle persone trans in pericolo, dato che le costringe costantemente a fare coming out a perfetti sconosciuti. Se potete aiutare, vi prego di farlo, perché è molto importante.

A riguardo vi lasciamo due link utili per delle petizioni:

Amnesty (Hungary Trans Rights Gender Recognition)
AllOut (Support for Hungarian Trans and Intersex People)

Io ringrazio tantissimo Andrea per aver preso parte a questo progetto e per aver condiviso con noi preziose informazioni e la sua esperienza di vita da persona trans.
Se qualcuno ha commenti o domande, come sempre, sono/siamo in ascolto.

A presto,

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5 Risposte a “Essere transessuali [#BeProud]”

  1. Un’intervista molto forte e bella, utilissima per capire un po’ di più questo mondo di cui si sa sempre poco (e se qualcosa si sa, è per cronaca o eccessivi pruriti).
    Al di là di una dimensione sessuale o di genere, penso che non accettare il proprio corpo sia brutto, ma non riconoscersi in esso sia una grande sofferenza.
    Un saluto a Andrea!

    Moz-

    1. Sono contenta che il post ti sia piaciuto e ti sia stato utile.
      Molte persone hanno difficoltà ad accettare il proprio corpo ma l’incongruenza di genere è qualcosa su tutto un altro livello e deve essere veramente terribile, a maggior ragione quando parte del mondo non vuole accettare la tua situazione.
      Per questo sono grata ad Andrea per averci raccontato la sua esperienza, un punto di vista che noi cisgender non avremmo modo di capire altrimenti.

  2. Intervista bella tosta! Tanta gente ancora non comprende, non accetta o semplicemente non ha nemmeno una vaga idea di cosa sia questo disagio.

    Di film sull’argomento ricordo solo “The Danish Girl”.. non so se ho visto altro.
    Come libro lessi tanto tempo fa “Volevo diventare una ballerina” di Jin Xing, un’autobiografia molto ricca e combattuta.

    Ho visto che Andrea ha un calopsitta come me… guanciotti coccolosi (anche se i miei sono iene folli)! ^^

    1. Devo tristemente ammettere di non aver ancora visto The Danish Girl ma mi pare che al tempo lessi pareri discordanti a riguardo.

      Tanta gente non comprende, un po’ perchè ci sono poche persone che possono portare la propria esperienza, ma anche perchè non ha interesse nel farlo.
      Ma senza ascoltare determinate testimonianze non si può avere una comprensione del problema e senza comprensione non avremo mai un’accettazione. Spero che le cose cambino, in futuro, sia per le persone trans che per tutte le minoranze che non vengono ascoltate.

      Sai che non posso del tutto concordare sul “guanciotti coccolosi”, eheh. ^^’

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