Di Netflix, streaming e pirati

Salve a tutti,
nell’ultimo periodo mi sono ritrovata spesso a leggere di questo argomento e ci tenevo a mettere i punti sulle i ed esprimere un concetto per me importante.

Voglio speciFicare, prima di iniziare, che questo discorso non vuole essere un giudizio alle persone, ma un invito a riflettere su alcune questioni inerenti lo streaming e la pirateria.

Parliamo quindi da un punto prettamente oggettivo del discorso: la pirateria è un reato.
Non lo dico io, lo dire la legge e, se ci pensate un attimo, è anche giusto che sia così. Qualsiasi prodotto, dai film alle serie, dalle canzoni ai fumetti, ha dei costi di produzione e delle persone che vi lavorano, per cui per quale motivo il loro lavoro dovrebbe valere meno di quello di altri? Perché se da un lato tutti vogliono essere pagati per ciò che fanno, dall’altro tendiamo sempre a dimenticarci del lavoro altrui?

“La pirateria informatica indica varie attività di natura illecita perpetrate tramite l’utilizzo di strumenti informatici. (…) I responsabili comprendono cracker che si occupano di superare o rimuovere le protezioni dei sistemi informatici, pirati attivi che diffondono il materiale ottenuto illegalmente e pirati passivi che lo accettano.”

Wikipedia
(che riporta a sua volta L’Enciclopedia Treccani)

Ogni volta che questa cosa viene fatta notare, ci sono persone che obiettano dicendo che c’è crisi, pochi soldi a disposizione dei singoli e quindi ad oggi è problematico spendere soldi per i prodotti d’intrattenimento. A queste persone io, che sono poraccia e lavoro ogni week-end e ogni festività per arrivare a fine mese, mi sento di dire diverse cose.

La prima è che, oggigiorno, ci sono molti modi per recuperare prodotti gratis o a prezzi irrisori. Netflix ne è un ottimo esempio, per il costo contenuto e la vasta gamma di prodotti che offre, oltre alla possibilità di scaricare dei contenuti sui dispositivi mobili per usufruirne quando si è off-line. In alternativa, ci si può affidare a concorrenti di questa piattaforma, come Amazon Prime Video, Tim Cube e molti altri. Per gli anime ci sono siti gratuiti come VVVVID che, al costo di sorbirsi qualche pubblicità, offre titoli importanti, come Le Bizzarre Avventure di JoJo o My Hero Academia, in contemporanea con il Giappone, oppure c’è il canale YouTube della Yamato Animation, anche questo del tutto gratuito. Per la musica ci sono YouTube, Spotify e prodotti affini che permettono l’ascolto di una gamma ampissima di canzoni e album.

“E se le serie che voglio vedere non ci sono?”
“E se non posso permettermi di mantenere più servizi insieme?”

Beh, caro amico/cara amica, veniamo allora al punto due del discorso: film, cartoni, serie, musica e simili non sono beni di prima necessità, quindi si può benissimo vivere senza.
È triste pensare di non poter usufruite di questi prodotti? Si, lo è.
È giusto ignorare il fatto che la pirateria distrugge interi mercati per il nostro solo tornaconto personale? No, non lo è.

Dovremmo smetterla di giustificare qualsiasi atto pirata perché “tutti lo fanno”, “non ho i soldi”, “ma chissà quelli quanto guadagnano” e iniziare a prendere in considerazione il fatto che sia sbagliato e basta.

Il mio intento, oggi, non è quello di colpevolizzare persone, anche perché io stessa ho sviluppato sensibilità a quest’argomento sono negli ultimi anni e in passato ho più volte ricorso allo streaming, ma sottolineare che questo comportamento è comunque sbagliato e far finta che non lo sia non porta da nessuna parte. Insomma: volete vedere cose in streaming illegalmente? Fatelo, non mi interessa, ma non fatela passare come una cosa giusta e non dipingetevi come innocenti, perché è giusto chiamare le cose col proprio nome e, ancora di più, perché non si può risolvere un problema fintanto che non si ammette che quel problema esiste.

Sono stanca di sentire dire “non posso permettermi questo servizio” a persone che poi vanno a cena fuori ogni settimana, o, ancora, “Netflix sta rovinando il cinema” come se la colpa fosse di una piattaforma legale e non della pirateria. Netflix non sta rovinando il cinema, la gente che non va al cinema perché una settimana dopo l’uscita di un titolo lo trova in streaming rovina il cinema.

Non dico sia facile combattere contro questo comportamento che è così radicato nelle nostre abitudini, ma se anche solo decidessimo di ammettere che è sbagliato e inizziassimo a valutare di cambiare si avrebbe un bel miglioramento. Se le persone che non possono permettersi qualcosa, al posto di prenderselo illegalmente, aspettassero per averlo gratuitamente in tv o siti legali sarebbe già un grosso passo avanti. Se la gente si sensibilizzasse e riducesse anche solo del 50% atti pirati (percentuale meramente indicativa), probabilmente già si avrebbe una grande differenza, il costo di alcuni beni si abbasserebbe (penso al solo biglietto del cinema, che negli ultimi 10 anni non ha smesso di lievitare) e i distributori italiani sarebbero più disposti a portare altri titoli d’interesse, come accade con i fumetti. I cambiamenti avvengono un passo per volta, ma girarsi dall’altra parte e far finta che va tutto bene non è di alcun aiuto.

Poi ci sarà sempre il caso di quel titolo sperduto che non si trova più a vendere né al noleggio ed è magari disponibile solo in cinese senza sottotitoli e quindi ti rassegni a guardarlo dai siti fansub.
E’ sempre sbagliato, è sempre pirata, ma se si riducesse la pirateria a questi casi limitati probabilmente si vivrebbe già in un mondo migliore e più corretto.

La pirateria, tra l’altro, è solo uno dei tanti comportamenti sbagliati che abbiamo normalizzato e penso che il discorso d’accettare che certe cose siano sbagliate e far qualcosa per migliorarsi sia indispensabile in una società come la nostra, in cui tutti si lamentano delle cose che non vanno, senza curarsi di far qualcosa per cambiare la situazione.

Prima di chiudere vi segnalo questo articolo di VICE che ho trovato mentre scrivevo il post: quanto costa la pirateria informatica allo stato italiano.  I dati sono un po’ vecchi, risalgono al 2016, ma penso sia utile per capire l’entità e importanza del fenomeno.

Spero di essere stata abbastanza chiara e in grado di farvi arrivare il messaggio che volevo comunicare. Fatemi sapere che ne pensate di questo argomento.

A presto,

 


Ps: le immagini utilizzate in questo post non mi appartengono e sono state inserite a puro scopo illustrativo.

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2 commenti su “Di Netflix, streaming e pirati

  1. La pirateria è un effettivo reato, è come rubare qualcosa per cui tante persone hanno lavorato.
    Conosco una sacco di gente che dice “perché devo pagare se io posso averlo gratis” e poi effettivamente buttano una marea di soldi in altre cose completamente inutili.
    Per non parlare di chi guarda film pirata mentre lo trasmettono in tv solo per non guardare le pubblicità! @[email protected]
    Penso che la pirateria sia davvero una tarlo che la gente ha nel cervello e che non verrà mai estirpato. :s

    Personalmente in passato ho guardato qualche film pirata solo quando ci tenevo particolarmente e non era stato importato in Italia ma ora, con tutte le reti televisive che ci sono e i servizi offerti dagli stessi canali tv (tipo RaiPlay), più Netflix, Amazon e vari, credo di avere talmente tanta roba da vedere da non riuscire a seguire tutto. ^^

    • iyanceres il said:

      Sono d’accordo su tutto. L’ultima volta ho trovato da ridire con persone che conosco perchè un prodotto presente su VVVVID lo volevano guardare su un sito pirata solo per evitare la pubblicità. Inutile dire che mi sono alterata.
      Un altro problema connesso con la pirateria è il fatto che se una serie diventa famosa allora pare che tu debba vederla per forza, altrimenti non sei nessuno, e la gente che non riesce a star dietro allo streaming legale consuma serie intere su siti pirata. Ci sono, come dici tu, tanti di quei prodotti interessanti che si possono recuperare legalmente che voler per forza arrivare a ciò che non si ha a volte è più un capriccio che altro.
      Se le persone iniziassero anche poco a mettersi nell’ottica che tutto questo è sbagliato, sono sicura che arriverebbe, seppur gradualmente, un cambiamento.

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